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N. 126 / 127 IL ROCK PROGRESSIVO INGLESE 1971 -1972 ordina € 10,00

  
  • referendum - rock progressivo inglese 1971 - 1972  leggi
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News
L'EDITORIALE
di Anselmo Patacchini

Riprendiamo subito il discorso interrotto lo scorso numero. Da quando ho cominciato ad ascoltare e apprezzare pienamente la musica progressiva, autentica miscela esplosiva fra rock, jazz, classica e pop, mi sono sempre domandato, e me lo chiedo a maggior ragione oggi in una fase di stanca musicale, il perché del tanto accanimento da parte della critica specializzata mondiale, eccezion fatta per quella giapponese, nei confronti di questo genere. Sono innumerevoli i critici che hanno furbescamente cavalcato l’onda nel periodo d’oro del prog, tra il 1969 e il 1973, osannando i vari gruppi, scrivendo peana lunghissimi, per poi rimangiarsi tutto appena il movimento progressivo è cominciato a calare, e infierendo senza alcuna pietà quando è caduto in disgrazia. I giornalisti italiani sono stati tra i più accaniti detrattori e il signor Paolo M. Ricci li rappresenta al meglio. Sull’autorevole Muzak nel 1974 sparava a zero nei confronti di uno dei dischi più affascinanti dell’intera discografia italiana a 33giri, L’isola di niente della PFM, non lasciandosi sfuggire l’occasione per dare feroci stoccate nei confronti del sound espresso dai “maestri” inglesi (Emerson Lake & Palmer, Genesis, Gentle Giant in primis), i veri responsabili di questa catastrofe musicale generata con la nascita del progressive. Cari lettori leggete con attenzione il suo “folle-pensiero” e riflettete a lungo: “... La Premiata è un buon là nel suo mal di tecnica... nell’incapacità di comunicare, freddi musicisti-macchina che emettono suoni di niente. Sì L’isola di niente, il meraviglioso e superveloce niente della PFM, l’estetismo fine a se stesso tipico dei dischi passati con in più tante presunzioni; estetismo pieno di kitsch, di occhi chiusi e gruppo che suona bene del rock scadente. Bisogna anche dire che questi ragazzi suonano meglio di tanti miti di oltremanica ben più osannati; ciò non toglie che la loro musica sia un surrogato di esperienze già morte e sepolte, di suoni che si sono esauriti nel breve giro di una stagione fin troppo lunga: EL&P, Genesis, Gentle Giant... il suono che si bea del suo essere intricato... l’ignavo si astiene da qualsiasi decisione, si dilunga in insulse corse, fughe, stacchi, riprese, andanti con moto, allegri ma non troppo, occasioni musicali mai risolte, specchietti per le allodole. La musica imprigionata in gabbie dorate, esiliata in isole di niente. E noi, poveri ascoltatori, che facciamo? Ce ne restiamo freddi e scontenti a sorbirci l’inganno sonoro della PFM e dei maestri inglesi, timorosi di dire male di suoni che ci sfuggono. Ma non è il povero ascoltatore che difetta di cognizioni musicali tali che gli permettono di capire questi complessi parti, è piuttosto questa musica da corridori mascherati che non capisce i suoi motivi d’essere, che quindi si gira e si rigira su se stessa, si mangia e pesta la coda, non esce dal circolo vizioso del suo stupido narcisismo. Se il nostro no va a EL&P, perché non dovrebbe andare anche al discepolo PFM?...». Beh, noi di Musikbox dopo il notevole successo ottenuto con i primi due referendum sul Rock progressivo inglese (e non finiremo mai di ringraziare Voi lettori per il sostegno che ci avete dato in massa) abbiamo deciso di triplicare e di indire presto un altro referendum per eleggere, questa volta, i migliori 50 LP di progressive inglese relativi al periodo 1973-1979.



 
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